Tumori Eredo-Familiari nella donna

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Tumori Eredo-Familiari nella donna

Laser terapia dell’atrofia vulvo-vaginale: esperienza in Piemonte

Nel corso dei lavori del congresso ‘Tumori Eredo-familiari nella donna’, il dottor Siliquini è intervenuto con una relazione dal titolo ‘Laser Terapia dell’atrofia vulvo-vaginale: esperienza in Piemonte’.

Questi sono stati i principali contenuti del suo intervento:
Il 50% delle donne presenta i sintomi dell’atrofia vulvo-vaginale entro i primi 4-5 anni dall’inizio della menopausa, anche se talora possono manifestarsi più precocemente – così il dottor Siliquini apre la sua relazione.
L’atrofia vulvo-vaginale colpisce la vulva, la vagina, la vescica urinaria e l’uretra I sintomi d’allarme sono: il restringimento e la perdita del confine tra le grandi e le piccole labbra, la secchezza e l’insufficiente lubrificazione, il bruciore, il prurito, l’arrossamento, la perdita di elasticità, il ridotto flusso sanguigno, la dispareunia (ovvero il dolore durante i rapporti), la leucorrea e le secrezioni atipiche, l’aumento del pH vaginale oltre il valore 5.0, la disuria (ovvero la generica difficoltà nell’urinare), la nicturia (ovvero il ripetuto bisogno di urinare durante il riposo notturno), l’urgenza urinaria e le infezioni ricorrenti del tratto urinario.

Le attuali possibilità terapeutiche – continua il dottor Siliquini – comprendono la terapia ormonale sostitutiva sistemica e locale, il tibolone, i lubrificanti e gli idratanti, i composti fitoterapici, l’Ospemifene e la nuova terapia laser CO2.

E’ sulla terapia laser che il dottor Siliquini pone l’accento del suo intervento. Si tratta di una terapia innovativa, soprattutto per quelle donne che non possono utilizzare la terapia ormonale, come le donne affette da carcinoma della mammella, e per quelle donne che per scelta non vogliono assumere la terapia ormonale.

Gli effetti osservati della terapia sono molteplici: il sollievo dei sintomi che impediscono alla donna di svolgere le attività quotidiane e interferiscono con la sfera sessuale, il recupero della fisiologia funzionale, ristabilire la giusta funzionalità del connettivo, ripristinare la corretta composizione della matrice extracellulare, favorire l’attività funzionale dei fibroblasti con stimolazione della sintesi del collagene, ristabilire il fisiologico trasferimento delle varie sostanze nutritive dai capillari ai tessuti, favorire la colonizzazione della vagina da parte dei lactobacilli e migliorare l’acidità vaginale.

Le indicazioni alla laser terapia sono molteplici, ricordiamo: la dispareunia, la vulvodinia, l’assenza di rapporti, la secchezza vaginale, il lichen sclerosus, l’urgenza urinaria, l’incontinenza urinaria da sforzo, le cistiti recidivanti, gli esiti di radioterapia a livello di pelvi e perineo e il dolore alla cicatrice episiotomica anche in donne giovani.

Poche sono le controindicazioni alla terapia: processi infettivi e/o infiammatori locali (candidosi, clamidia, herpes genitale, gonorrea o semplicemente diagnosticati come vaginite), dermatiti vulvari in fase attiva, lesioni locali con potenziale evoluzione neoplastica o neoplasie (area vulvovaginale e del collo dell’utero), estrusione o erosione di mesh come effetto collaterale di chirurgia, gradi di prolasso degli organi pelvici superiore al II grado (sistema di quantificazione POP-Q dell’ICS).

Il dottor Siliquini specifica che alcune di queste sono controindicazioni relative, infatti i processi infettivi possono essere trattati con terapia appropriata, e dopo un’attesa di qualche settimana, indispensabile per il ritorno alla fisiologia vaginale, è possibile sottoporsi alla terapia laser.
La procedura laser è una tecnica mininvasiva che si può eseguire in regime ambulatoriale predisposto.Non sono necessarie incisioni o punti di sutura, e normalmente la seduta dura 15-20 minuti. La terapia non richiede alcun tipo di anestesia (si può consigliare un anestetico locale applicato due ore e rimosso prima del trattamento). L’area vulvovaginale deve essere asciutta, senza creme o altre sostanze liquide che potrebbero ridurre l’effetto del laser.

Il protocollo prevede 3 sedute – spiega il dottor Siliquini – distanziate da circa un mese con la possibilità di un richiamo a circa un anno. Tale richiamo ad un anno è giustificato dai dati preliminari dello studio che il dottor Siliquini sta svolgendo in collaborazione con l’Università degli studi di Torino, i cui risultati definitivi saranno pubblicati nel prossimo Luglio.

Da Gennaio 2014 a Gennaio 2016, presso il Centro Laser Ginecologico che ha sede a Torino, Biella ed Asti ed di cui è responsabile il dottor Siliquini, sono state trattate oltre 352 pazienti con all’attivo più di 1.008 sedute di laser terapia. L’equipe che si occupa dei trattamenti laser conta dieci medici che collaborano attivamente.